Violenza e truffe su Grindr: gang semina il terrore sulla nota dating-app

Una recente indagine ha portato alla cattura di una gang di cinque uomini che, tra il 2023 e il 2024, ha commesso una serie di rapine violente organizzate tramite l’app di incontri Grindr. La banda operava principalmente a Birmingham e Derby, prendendo di mira persone della comunità LGBTQIA+ che venivano adescate con falsi profili.

Quando le vittime arrivavano agli appuntamenti, si trovavano invece intrappolate in situazioni pericolose, venendo aggredite con violenza, derubate e in alcuni casi trattenute contro la loro volontà.

Gli autori di questi crimini, tutti giovani tra i 20 e i 24 anni, avevano sviluppato un metodo ben strutturato.

La dinamica delle rapine si basava su un inganno di base, ossia creare profili falsi su Grindr, una nota app di incontri, e fingersi ragazzi interessati ad appuntamenti romantici. I membri della gang stabilivano così un dialogo con le vittime, costruendo fiducia e creando l’illusione di un incontro sicuro. Una volta concordato l’appuntamento, la vittima veniva attirata in luoghi isolati o poco frequentati, come parcheggi o aree sportive. La banda utilizzava diverse strategie, come far finta di essere feriti per attirare l’attenzione delle vittime prima di aggredirle e rapinarle.

Ricorrevano anche all’utilizzo di maschere e visiere per nascondere le loro identità. Le aggressioni erano particolarmente violente, con fratture ossee e lesioni facciali. In alcuni casi, i truffatori, hanno costretto le vittime a fornire i codici PIN dei loro telefoni e delle carte di credito, oppure utilizzavano il riconoscimento facciale sui telefoni rubati per sbloccare i dispositivi e accedere alle app bancarie svuotando i loro conti con transazioni immediate.

Gli attacchi non erano limitati a incontri su Grindr: alcuni dei loro crimini avvenivano in luoghi pubblici, adescando passanti ignari che venivano poi rapinati sotto la minaccia delle armi. Tra le loro vittime ci sono: due uomini aggrediti e derubati mentre tornavano a casa da una discoteca, un ciclista che si era fermato per aiutare un membro della gang che fingeva che sua madre fosse stata accoltellata, e altre persone che venivano prese di mira per la loro apparente vulnerabilità.

La polizia ha descritto questi crimini come un regno di terrore che ha colpito numerose persone, creando un clima di paura tra la comunità locale. Nonostante la violenza e il trauma subito, molte delle vittime della gang di Birmingham hanno trovato il coraggio di farsi avanti e denunciare i crimini.

La collaborazione delle vittime ha permesso alla West Midlands Police di condurre una lunga e complessa indagine, ricostruendo i movimenti della banda grazie all’analisi di ore di filmati delle telecamere di sicurezza, al tracciamento dei veicoli usati e al monitoraggio delle transazioni bancarie. Gli investigatori hanno lavorato a stretto contatto anche con specialisti forensi, riuscendo ad identificare i membri della banda e a collegarli ad una serie di crimini. Il processo è ancora in corso e la sentenza finale sarà pronunciata presso la Birmingham Crown Court per il 28 e 29 novembre 2024.

Le vittime, molte delle quali hanno riportato ferite fisiche e traumi psicologici, sono state elogiate dalle forze dell’ordine per la loro determinazione nel portare avanti il processo. Secondo l’ispettore Tom Lyons:

«So che ci è voluto un enorme coraggio e una grande determinazione da parte delle vittime in questo caso per farsi avanti e sostenere il processo di giustizia penale fino al processo, e le elogio per averlo fatto».

Anche in Italia, sono emersi casi simili di aggressioni ai danni di persone adescate tramite Grindr. Nell’ultimo anno, si sono verificati episodi a Firenze, Puglia, Perugia, Treviso e altre città.

Ciò che risulta dal “Report di omolesbobitransfobia 2024″ censito da Arcigay, spesso il movente non è economico, ma ideologico. La vittima viene colpita con estrema violenza e costretta a subire insulti e minacce legate al suo orientamento sessuale. La rapina diventa solo un’altra forma di umiliazione.

In uno dei processi legati a questi attacchi, i colpevoli hanno cercato di giustificare le loro azioni, sostenendo che si trattava di raid punitivi contro persone che consideravano p*dofili. Il report, inoltre, evidenzia un fenomeno preoccupante: questi crimini rimangono spesso sotto traccia, poiché molte vittime, per paura di ripercussioni o vergogna, preferiscono non denunciare.

Tuttavia, le aggressioni omofobe e le truffe su Grindr rappresentano un problema crescente.

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