Giornata internazionale per l’aborto “libero e sicuro”: ma è così?

La Giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e garantito, che si celebra il 28 settembre, ci ricorda l’importanza di tutelare il diritto all’aborto come parte integrante della libertà di scelta e autodeterminazione di ogni persona con utero. Nel mondo, ci sono oltre 23.000 morti ogni anno per complicazioni dovute ad aborti illegali o non sicuri. In Italia, la Legge 194 del 1978 legalizzò l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), ma la sua applicazione è ancora oggi ostacolata dall’alta percentuale di obiettori di coscienza, con punte che arrivano all’80% in alcune regioni. Questo, unito alla crescente influenza dei movimenti pro-life e al sostegno implicito del governo Meloni, sta mettendo in pericolo l’effettivo esercizio del diritto all’aborto. La legge stessa, infatti, è spesso svuotata di significato da pratiche che ostacolano l’accesso all’IVG, lasciando chi ne ha bisogno senza alternative reali. Si può davvero dire che in Italia il diritto ad un aborto libero e sicuro è realmente garantito? Noi di We Matter abbiamo fatto una panoramica generale degli eventi.

Meloni: tra G7, Orbán e diritti riproduttivi

Il governo attuale ha dimostrato un atteggiamento ambiguo verso i diritti riproduttivi. Un episodio significativo è la sparizione dalla bozza del documento finale del G7 di Hiroshima del 2023 di un riferimento chiaro al “diritto a un accesso effettivo e sicuro all’aborto”. Questa mancanza era stata discussa alla vigilia del G7 in Puglia svoltosi a giugno, segnalando non solo perplessità tra i vertici partecipanti all’incontro ma anche nell’opinione pubblica, facendo richiamo ad un chiaro disinteresse del governo italiano per i diritti delle persone con utero. Giorgia Meloni si è giustificata dicendo che dava quel punto come già dibattuto e la sua presenza scontata. La Premier ha inoltre stretti legami con Viktor Orbán, il primo ministro ungherese noto per la sua dura linea anti-abortista. In Ungheria, Orbán ha introdotto leggi restrittive come l’obbligo di ascoltare il battito cardiaco del feto prima di poter accedere all’aborto, una misura chiaramente finalizzata a scoraggiare dall’interruzione di gravidanza. L’affinità politica tra Meloni e Orbán non è casuale, ma rappresenta una convergenza ideologica basata su una visione tradizionalista della famiglia. Tutto questo mentre in Francia, nel 2024, è stato inserito il diritto all’aborto nella Costituzione, consolidando la libertà di scelta per le persone con utero.

“Un cuore che batte”: la proposta di legge

“Un cuore che batte”, nata come petizione popolare nel 2022 dai gruppi anti-abortisti come Pro-Vita & Famiglia e da esponenti di Fratelli d’Italia, è una proposta di legge presentata nel 2023 che chiede di rendere obbligatorio l’ascolto del battito cardiaco del feto e la visione degli esami strumentali alle persone che ricorrono all’IVG. Questa misura è violenta a livello psicologico, poiché sfrutta momenti di fragilità per forzare una scelta diversa. Sebbene la petizione abbia raccolto consensi tra i movimenti conservatori, l’effettiva discussione in Parlamento è incerta. Resta comunque un chiaro segnale della direzione in cui stanno andando alcune politiche attuali che supportano tali iniziative.

Pro-life: 100 euro per non abortire

Il 27 maggio 2024 ha fatto notizia la situazione secondo cui, nella sala d’attesa dell’ospedale Villa Scassi di Genova, due volontarie di associazioni Pro-Life hanno offerto 100 euro ad una ragazza per convincerla a desistere dal suo proposito di interrompere la gravidanza. La donna, che era lì accompagnata da un’amica poiché straniera e con difficoltà linguistiche, derivava già da un rifiuto del Galliera, un ospedale pubblico che avrebbe dovuto garantirle la pratica. Alice Merlo, attivista genovese, ha detto sul caso: «Le cause economiche e sociali che spingono una donna ad abortire non si risolvono nei consultori ma aumentando gli stipendi e lavorando sul congedo parentale». Inoltre, queste sono state le parole di Federica Di Martino, psicologa e creatrice del profilo IG “Ivg, ho abortito e sto benissimo”: «Le donne straniere vivono uno stigma plurimo, soprattutto in ambito riproduttivo. Fare propaganda sui corpi dei più vulnerabili è una politica pericolosissima». Da sottolineare che l’associazione Pro-Vita & Famiglia si è dichiarata totalmente estranea ai fatti discutendo sull’assurdità della vicenda.

Misura di “sostegno alla maternità”

Ad aprile 2024 è stata approvata dal Senato italiano una misura per il “sostegno alla maternità”, oggetto d’interesse di politici come il Ministro per la Famiglia e Pari Opportunità Eugenia Roccella. Questa disposizione permette ai consultori di avvalersi delle associazioni del Terzo Settore “che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”. In sostanza, si tratta di far entrare le associazioni anti-abortiste in questi spazi. Il primo punto di critica riguarda l’inserimento di questa misura nel decreto sul PNRR, che dovrebbe finanziare iniziative di sviluppo e ripresa, non progetti legati alla limitazione dei diritti riproduttivi. Infatti, la Commissione Europea ha bocciato l’inclusione di fondi per queste associazioni all’interno del PNRR, dichiarando che tali misure “non hanno nulla a che vedere con gli obiettivi del piano”. La maggioranza di governo ha posto comunque la fiducia sul decreto, rendendo pressoché inevitabile la sua approvazione. Forti sono state le reazioni da parte di attivistə per i diritti delle persone con utero e delle associazioni femministe poiché la misura è stata giustificata dal governo come un’opportunità per dare supporto alle “donne in difficoltà”, ma è chiaro che si tratta di una strategia per dissuadere dall’aborto, già fortemente ostacolato dall’alto numero di obiettori di coscienza e non offrendo un sostegno neutrale.

La “Stanza per l’ascolto” a Torino

Ad inizio settembre 2024 a Torino, è stata ufficialmente inaugurata la “Stanza Per L’Ascolto” all’interno dell’ospedale pubblico Sant’Anna, un’iniziativa che ha l’intento dichiarato di “disincentivare” l’aborto. Mascherata da spazio di riflessione, più che fornire supporto reale, questa stanza è uno strumento di pressione e violenza psicologica. La CGIL e l’associazione “SeNonOraQuando”, un anno fa hanno fatto ricorso al Tar. Dichiara Anna Poggio, segretaria della CGIL Piemonte: «Questo sportello non può essere un’operazione propagandistica, perché lede un diritto sancito per legge, finanziato con fondi pubblici».

Propaganda costante sui social e in piazza

I gruppi anti-abortisti come Pro Vita & Famiglia, che ha recentemente aperto una “succursale” a Strasburgo per supervisionare il Parlamento Europeo sui diritti riproduttivi e LGBTQIA+, non limitano la loro azione alle istituzioni, ma portano avanti campagne aggressive sui social e nelle piazze. Emblematica è stata l’iniziativa di “BabyOlivia”, un feto animato che racconta la propria storia e che veniva mostrato nelle piazze italiane su un maxi schermo, incontrando proteste e contestazioni sul luogo. Queste campagne cercano di colpevolizzare chi sceglie di abortire, diffondendo disinformazione e manipolando l’opinione pubblica.

Proposte alternative: verso un vero supporto

Le misure adottate finora e le iniziative contro il diritto all’aborto non sono sufficienti per garantire un supporto adeguato e obiettivo. Eppure sono anni che si offrono alternative su cui poter lavorare: incrementare i finanziamenti per i servizi sulla salute riproduttiva per un maggiore accesso a consulenze, contraccezione e assistenza psicologica. Superare le limitazioni e gli stigmi sulle persone incinte o con la prospettiva di esserlo in ambito lavorativo. Cercare di raggiungere un equo congedo parentale. Oppure sradicare la prassi dell’ “obiezione di coscienza”, integrando professionistə formatə per gestire le informazioni in modo chiaro ed imparziale, evitando violenze psicologiche e colpevolizzazioni. In generale, c’è la necessità di educare e sensibilizzare sul tema, affinché giornate come questa possano esser realmente celebrate in nome di una concreta libertà, sicurezza e autodeterminazione.

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