Il ritorno del voto in condotta: una risposta semplice a un problema complesso

Il recente DDL che reintroduce il voto in condotta nelle scuole italiane e il ritorno dei giudizi sintetici alle elementari, sostenuto e promosso dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, è stato approvato come parte del più ampio piano del governo per affrontare il problema delle condotte scorrette in aula.

La misura prevede che, a partire dall’anno scolastico 2024/2025, il voto in condotta farà media con le altre materie e potrà determinare la non ammissione alla classe successiva. Secondo i promotori del DDL, il voto in condotta dovrebbe fungere da strumento per combattere il bullismo, ripristinare la disciplina nelle scuole e rafforzare l’autorità degli insegnanti.

Intanto, per i suoi detrattori potrebbe diventare una scorciatoia per affrontare problemi complessi con metodi ormai superati.

Ecco i punti salienti del DDL promosso da Valditara:

  • Bocciatura automatica: alle medie e superiori, se uno studente ottiene meno di 6 in condotta, sarà automaticamente bocciato.
  • Ammissione: alle superiori, per passare all’anno successivo o accedere all’esame di Stato, sarà necessario un voto in condotta di almeno 7.
  • Debiti formativi: se il voto in condotta è pari a 6, sarà richiesto uno studio di recupero tramite un elaborato di educazione civica. Con un voto inferiore a 6, scatta la bocciatura.
  • Sanzioni severe: comportamenti gravi e reiterati, come danni alla scuola o violazioni del regolamento, possono portare a un 5 in condotta e quindi alla bocciatura. Le famiglie saranno responsabili dei danni economici.
  • Voto in condotta influente: il voto in condotta influirà sulla media finale e sull’assegnazione del credito scolastico.
  • Giudizi sintetici: a partire dall’anno scolastico 2024-2025, nelle scuole primarie tornano i giudizi sintetici (da ottimo a insufficiente), mentre alle medie si manterrà la valutazione in decimi.

Molti esperti di pedagogia e psicologia dell’infanzia sono critici verso il voto in condotta, descrivendola come una misura punitiva e poco efficace, così come dimostrato in passato. Il rischio è che questa legge finisca per penalizzare ulteriormente gli studenti, senza offrire soluzioni educative o di supporto che li aiutino a superare difficoltà personali e/o sociali.

Gli studi dimostrano che le punizioni non aiutano realmente a prevenire comportamenti critici, cercando di creare un contesto opportuno per un reale cambiamento. Anzi, si genera una reazione basata sulla paura di sbagliare, anziché sulla volontà di migliorare.

Il ritorno del voto in condotta non fa che rafforzare la tendenza a risolvere tutto con soluzioni punitive, invece di proporre strumenti pedagogici innovativi e inclusivi.

Tutto questo, inoltre, potrebbe stigmatizzare studenti già in difficoltà, che spesso vivono situazioni complicate. Il voto non si interessa di questo, si limita a dare una valutazione sommaria. È un modo di gestire il disagio in ambito scolastico che non affronta le concrete sfide formative, come la gestione delle emozioni e il rispetto reciproco. D’altronde, non è una novità che nelle scuole italiane manchi spesso un dialogo educativo sui comportamenti.

Investire nella formazione di adulti responsabili e consapevoli significa scegliere la via della comprensione e dell’empatia, non della punizione.

Un numero non può misurare il valore umano.

Per questo è tempo di investire in percorsi che rivoluzionino il modo di definire i progressi, ponendo l’accento anche su competenze relazionali e emotive.

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