Il panorama politico italiano è stato recentemente scosso dall’approvazione di una risoluzione presentata da Rossano Sasso, esponente della Lega, nella Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati. Questo documento, definito dai suoi critici come un attacco diretto ai diritti delle persone LGBTQIA+, vieta l’introduzione di contenuti legati all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, accusati di promuovere quella che viene chiamata “ideologia gender”.
Questa terminologia, mai utilizzata ufficialmente in un documento parlamentare, è ritenuta un’invenzione della propaganda di destra, in un contesto in cui il Governo Meloni sta attuando politiche che, per molti, assomigliano a quelle adottate in paesi come Ungheria e Russia, noti per le loro leggi repressive nei confronti della comunità queer. In particolare, la risoluzione prevede il divieto di ogni forma di insegnamento legato a temi come l’identità di genere o l’educazione sessuale nelle scuole, argomenti che, secondo le linee guida internazionali, sono fondamentali non solo per la tutela della salute sessuale e riproduttiva dei giovani, ma anche per superare stereotipi anacronistici, dannosi e discriminatori per le identità “non conformi” alle disposizioni formative adottate fino ad ora.
Davanti alla risoluzione Sasso, si è attivata una rete di oltre 250 associazioni, come Arcigay e Tocca a Noi, che ha organizzato il sit-in nazionale “Scuola libera tutt3”, coinvolgendo 46 piazze italiane mercoledì 25 settembre dalle 18:00 alle 20:00. La mobilitazione, sostenuta da movimenti civili, collettivi studenteschi e alcune forze politiche, vuole contrastare quella che viene definita una deriva illiberale. L’educazione sessuale e affettiva, secondo gli organizzatori, è essenziale per prevenire bullismo, violenza di genere e discriminazioni omolesbobitransafobiche.
La protesta va oltre la risoluzione, puntando a promuovere un modello educativo inclusivo, che fornisca ai giovani strumenti per relazioni basate su rispetto e consenso.
Le politiche anti-gender adottate in paesi come Ungheria e Russia stanno contribuendo ad una regressione sociale e culturale. Fino all’aprile del 2020, le persone trans che vivevano in Ungheria potevano cambiare il loro genere giuridico. Viktor Orbán in seguito dichiarò che “il sesso non è più modificabile nel registro civile e nell’atto di nascita”. In più, con questa legge, si vieta la discussione pubblica sulle identità LGBTQIA+ e l’educazione sessuale inclusiva.
In Russia, la propaganda omotransfobica ha portato ad un’escalation di violenze contro la comunità queer.
Molti vedono la risoluzione Sasso come un primo passo verso restrizioni simili anche in Italia. Questo tipo di legislazioni rischia di accentuare l’emarginazione delle persone LGBTQIA+ e di aumentare episodi di violenza e discriminazione, come dimostrato da numerosi casi internazionali.
La preoccupazione è che l’Italia possa perdere terreno sui diritti civili, danneggiando non solo la comunità LGBTQIA+, ma l’intera società.
Il movimento “Scuola libera tutt3” si inserisce in questa battaglia per difendere un sistema educativo che promuova inclusione e rispetto. L’educazione sessuale e affettiva è vista come cruciale per combattere discriminazioni e violenza di genere, formando giovani consapevoli e rispettosi di tutte le identità che compongono il nostro tessuto sociale.