Referendum Cittadinanza: Più di 500.000 Firme e la Forza del Sostegno

Sono state raggiunte ieri, 25 settembre, oltre 500.000 firme per il Referendum sulla Cittadinanza, un traguardo ottenuto grazie alla mobilitazione intensa degli ultimi giorni da parte dei cittadini italiani.

La normativa in vigore stabilisce che la cittadinanza italiana possa essere concessa al cittadino straniero legalmente residente nel territorio della Repubblica da almeno 10 anni. Il Referendum Cittadinanza propone di dimezzare tale termine, riportandolo a 5 anni, com’era previsto dalla legislazione prima del 1992 e com’è stabilito in diversi altri Stati UE. In più, resterebbero invariati gli altri requisiti già stabiliti dalla normativa vigente e dalla giurisprudenza, come:

  • la conoscenza della lingua italiana,
  • il possesso di adeguate fonti economiche,
  • l’idoneità professionale,
  • l’ottemperanza agli obblighi tributari,
  • l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica.

In Italia, le persone in possesso di questi requisiti che potrebbero beneficiare direttamente o indirettamente (figli minori conviventi) dell’intervento proposto sono circa 2,5 milioni.

Il referendum ha avuto una partecipazione attiva e consapevole da parte dei cittadini italiani, tra cui il supporto di volti noti come Zerocalcare, Roberto Saviano, Alessandro Barbero e Ghali. Questo dimostra che la questione della cittadinanza è sentita ben oltre il mondo politico.

Non tutti, però, hanno sostenuto l’iniziativa: Giuseppe Conte ha scelto di non firmare, preferendo promuovere la proposta di legge del suo movimento. Anche Giorgia Meloni si è detta contraria, sostenendo che la legge attuale sia adeguata. Tuttavia, l’ampia partecipazione degli ultimi due giorni suggerisce che molte persone desiderano un cambiamento della normativa vigente.

Adesso la sfida continua: raggiungere le 500.000 firme è stato solo il primo passo. Il referendum dovrà ora superare il vaglio della Corte costituzionale e, se dichiarato ammissibile, gli italiani saranno chiamati a votare nella primavera del 2025. Sarà una sfida decisiva, non solo per la questione specifica della cittadinanza, ma per il significato più profondo che ha assunto questa mobilitazione, ossia un’inclusione sociale maggiore.

Intanto, si continua a votare il Referendum fino al 30 settembre.

Tuttavia, le divisioni interne alla politica e l’opposizione del governo dimostrano che il cammino sarà lungo e complesso, ma il numero impressionante di firme raccolte in un contesto così difficile suggerisce che gli italiani sono pronti a discutere seriamente del futuro della cittadinanza.

La domanda è: la politica saprà ascoltare?

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